Come avere una pista ciclabile e vivere felici
In questi giorni sta facendo molto rumore la proposta della Regione Marche di utilizzare circa un terzo (5 milioni e 450 mila euro) dei fondi ricevuti dagli sms solidali per la costruzione di una pista ciclabile in provincia di Macerata tra l’Abbadia di Fiastra e Sarnano. Sono nate immediatamente petizioni on-line per chiedere di ritirare la proposta e anche noi come rete Terre in Moto abbiamo espresso al nostra contrarietà in merito al progetto attraverso i microfoni di Radio Tre.
Ma perché siamo contrari? Siamo contro le piste ciclabili? Naturalmente no; anzi questo è uno (non il principale) dei motivi per cui non vogliamo che i soldi donati attraverso gli sms solidali vengano destinati a questa opera. Noi siamo fermamente convinti che le pista ciclabile sia uno strumento utile ad incentivare un turismo sostenibile ma crediamo che non debbano essere questi i fondi da utilizzare per finanziare un’opera del genere. Attraverso questa operazione goffa si rischia di far diventare un progetto di per se potenzialmente lungimirante come il più odiato della regione. La pista ciclabile diventerà “il male”, anche comprensibilmente considerando come verrà finanziata. Quindi il danno sarà doppio.
Non è la prima volta che in Italia viene lanciata una raccolta di fondi attraverso i cosiddetti “sms solidali”, sia per il terremoto dell’Emilia che per quello abruzzese vennero raccolti diversi milioni di euro. Nel primo caso vennero utilizzati per la ricostruzione di edifici pubblici, strutture scolastiche e socio assistenziali, nel secondo caso per attivare progetti di microcredito.
Le domande che ci poniamo sono: ma perché il progetto della pista ciclabile deve essere finanziato con quei fondi? Vanno necessariamente utilizzati i due euro donati da chi, guardando le strazianti immagini televisive di Arquata del Tronto, Visso o Ussita, ha deciso (anche simbolicamente) di contribuire di tasca propria alla ricostruzione? Considerando che l’idea ha già qualche anno, ed è meritoria, non potrebbe essere finanziata in altro modo? La Regione Marche non ritiene che, anche solo a livello simbolico, sia una pessima idea? Quei 5 milioni e mezzo circa di euro non potevano provenire da qualche altra parte?
Quest’ultima domanda merita forse qualche ragionamento in più. Si perché il nostro è un paese strano, i soldi non ci sono mai per le cose veramente importanti ma spuntano sempre quando si tratta di finanziare “altro”. Messa in sicurezza del territorio: no! Rifacimento delle strade danneggiate: no! Sistemazione delle falde acquifere e degli acquedotti: no! Sostegno al reddito: no! Case per i terremotati: …!
Ma c’è qualcosa nel nostro paese per cui i soldi non mancano mai: le “grandi opere”, quelle con molti zeri che hanno una data di inizio ma quasi mai una data di fine. Quelle che hanno un costo iniziale che non è mai quello finale. Quelle che devastano un territorio e non si sa a cosa servono. Quelle che se sei un vignaiolo e per fare la grande opera ti abbattono la vigna lo fanno sempre “in nome del progresso”. Quelle che se ti permetti di protestate sei il solito retrogrado. E così la storia è sempre la stessa: una casetta di legno costruita in autonomia per tornare nel tuo paese è un abuso edilizio, un’opera che squarcia montagne e abbatte querce secolari è progresso. Le SAE hanno un iter burocratico infinito, se invece devi fare una strada inutile il decreto Sblocca Italia di renziana memoria ti consente ti saltare qualsiasi vincolo o parere.
Anche la nostra regione, come quasi tutte purtroppo, ha le sue opere niente male. Una di queste è la Pedemontana Fabriano-Sfercia. Non ne avevate mai sentito parlare? Una delle caratteristiche delle grandi opere di cui ci eravamo dimenticati è che se ne parla pochissimo e solo dopo che si è già deciso tutto. Dicevamo… Questa strada a 4 corsie che se realizzata devasterà tutta la fascia pedemontana (appunto) tra il fabrianese e i Sibillini è un progetto vecchissimo ma che è stato ripescato proprio in piena emergenza terremoto perché, come afferma il governatore Ceriscioli, “La ricostruzione passa soprattutto attraverso le infrastrutture”. Si è già costituito un comitato contro questo mostro e ci auguriamo che anche grazie a loro tutta la popolazione si renda sempre più conto che non sono queste le opere che servono al nostro territorio. Questa strada, che sarà realizzata dalla società Quadrilatero (si, sempre lei), avrà un costo superiore ai 200 milioni di euro e da qui nasce la nostra idea. Un’idea che senza esagerazione definiamo geniale!
Un’idea che permetterà alla Regione Marche di realizzare la pista ciclabile, a noi di pedalarci sopra e soprattutto di poter utilizzare i fondi degli sms solidali per ciò a cui erano destinati.
L’idea è questa ed è composta da 3 azioni distinte che elencheremo per punti al fine di agevolarne la lettura da parte della Regione Marche:
1 - non viene realizzata la Pedemontana perché inutile e dannosa risparmiando più di 200 milioni di euro;
2 - i 5 milioni di euro si prendono dai 200 milioni di euro risparmiati attraverso l’operazione precedente;
3 - i restanti 195 milioni di euro circa ulteriormente risparmiati si destinano con urgenza ad interventi per la messa in sicurezza del territorio e contro il dissesto idro-geologico.
Questa è una strategia facile ed immediata “per avere la pista ciclabile e vivere felici”. Nel reale rispetto dell’ambiente e di chi vi abita. E se per caso la risposta della Regione dovesse essere che siamo degli ingenui perchè i soldi per la Pedemontana fanno parte di altri fondi e/o che non possono essere destinati ad altro… Beh, fate come avete fatto per i soldi donati con gli sms no?
Terre in Moto Marche
Dietro la collina non c’è più nessuno, solo aghi di pino e silenzio e funghi
Sul perché critichiamo i concerti di RisorgiMarche
STORIE DAI BORGHI: SE NE SONO ANDATI, PER LA TERZA VOLTA
Sul blog di Loredana Lipperini il post originale
Se ne sono andati, infine, e che altro dovevano fare? Portati via, sulle coste, contro la loro volontà, e sulle coste lasciati mentre nulla veniva fatto per dare loro una sistemazione anche provvisoria, per non parlare della ricostruzione che è molto al di là da venire. Parcheggiati fino all'inizio della stagione estiva, che implacabilmente giunge, e dovrebbero saperlo anche alla Regione Marche che dopo l'inverno arriva la primavera, e poi l'estate. Infine, il contratto con le strutture è scaduto e ciao, via, "peggio del terremoto", hanno detto, ma a chi importa?
A pochi. Scrive oggi Terre in Moto Marche:
"L'ennesimo capitolo, l'ultimo a quanto pare, di una situazione paradossale che si è protratta per mesi.
Le persone, perché questo sono prima che sfollati o terremotati, sono state prese per sfinimento e alla fine hanno ceduto al trasferimento nelle altre strutture.
Ma chiaramente quanto è accaduto non va dimenticato, perché ci racconta dell'assurdità della gestione degli sfollati da parte dell'assessorato al turismo (?), dei contratti in scadenza al 31 maggio, dei continui spostamenti e nel complesso di una generale incertezza in cui le persone si sono trovate per settimane se non per mesi. Un fatto che oltre che "materiale" è fortemente simbolico anche rispetto ad altri ambiti toccati dal sisma".
Come siano andate le cose si legge qui:
"Alcuni sono già partiti ieri, altri sono pronti ad andare: "Hai preso tutto?" dice un uomo a sua moglie. I due salutano gli altri e si allontanano. È tanta la commozione mista a un senso di abbandono: "Mia madre ha 95 anni - dice la signora Silvana - ed è sfollata insieme alla sua badante. Non è possibile che, alla sua età, debba sopportare questi continui spostamenti". "Siamo stanchi di parlare e di non ottenere nulla" aggiunge una signora di Visso palesemente provata e arrabbiata perché, dopo un iniziale interesse "alla fine ci hanno dimenticati". Le polemiche degli ospiti non sono rivolti alla struttura, ma al modo in cui è stata gestita la situazione di emergenza post sisma "perché - dicono - l'emergenza non è ancora finita. Noi siamo ancora senza case".
Occhi lucidi e disperazione per chi in questi mesi ha condiviso il dolore, la speranza, le proteste. "Siamo stati una comunità, sono nate delle forti amicizie non solo tra i più piccoli, ma tra noi adulti" dice Donatella di Visso sfollata insieme alla sua famiglia, un figlio di 8 anni e l'anziana madre Rita che racconta: "Mi viene da piangere se penso ai bambini che crescendo ricorderanno quello che hanno dovuto vivere. Non facciamo in tempo a disfare i fagotti che dobbiamo ripartire".
Gli anziani presenti sono davvero tanti, per questo la maggior parte ha preso degli alloggi con i Cas (Contributo per autonoma sistemazione). La Protezione civile, infatti, ha proposto altre strutture ricettive lungo tutta la costa marchigiana, da Senigallia a San Benedetto del Tronto, ma alcuni temono di non riuscire ad ottenere ambienti idonei alle loro esigenze."
Che alternative avevano? Nessuna. Qualcuno resta fino al 10 o 15 o 18 giugno giugno, perché i figli vanno a scuola, e peraltro non si sa chi pagherà i giorni in più, se la Regione o la struttura. Tanto, per la Regione il trasferimento è "volontario". Certo. Come quello che dalla montagna ha portato al mare, quando l'autunno era appena iniziato. Volontario. Certo.
Lunga Marcia nelle Terre del Sisma
La Lunga Marcia nelle Terre del Sisma è un trekking solidale che partirà da Fabriano il 28 giugno per arrivare a L’Aquila l’8 luglio. Un cammino che attraverserà i territori duramente colpiti dagli eventi sismici degli ultimi mesi. La Marcia di solidarietà, organizzata da Movimento Tellurico, APE Roma e FederTrek, in collaborazione con la Regione Lazio, ha ottenuto il patrocinio di numerosi Enti, tra cui: Parco Nazionale dei Monti Sibillini, Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, Corso di Laurea in Scienze del Turismo dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, Comune dell’Aquila, Comune di Fabriano, Comune di Camerino, Comune di Matelica, Comune di Fiastra e può contare anche sull‘adesione di numerose associazioni di carattere nazionale e delle zone colpite dal sisma.
Il cammino, lungo oltre 200 chilometri, si snoderà attraverso i sentieri e itinerari escursionistici del Parco Nazionale dei Monti Sibillini e del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, mettendo in risalto territori ad alta valenza naturalistica.
La Lunga Marcia attraverserà le 4 regioni ferite dal sisma con l’obiettivo di incontrare e dar voce ai protagonisti della ricostruzione, ai progetti e all’impegno di chi si sforza per resistere e ricostruire una nuova prospettiva di vita.
Camminare in questi territori significherà calarsi in uno scenario di "Terre-Mutate", nel quale amministrazioni, associazioni e cittadini stanno lavorando per ricostruire il proprio futuro. É proprio a loro che vogliamo esprimere la nostra solidarietà. Lo faremo unendo idealmente, con una lunga sequenza di passi, le zone colpite dagli ultimi eventi sismici con L’Aquila, ora impegnata in una lunga e complessa ricostruzione del proprio tessuto sociale.
Una volta arrivata a L’Aquila, la Lunga Marcia sarà ospite del Festival della Partecipazione, che si terrà nel Capoluogo abruzzese da 6 al 9 luglio. Si tratta di un evento promosso da “Italia, Sveglia!”, organizzazione nata grazie all'alleanza di tre organizzazioni - ActionAid, Cittadinanzattiva, Slow Food Italia - e che collabora attivamente con il Comune dell'Aquila. “Italia, Sveglia!” è nata con lo specifico scopo di contribuire alla trasformazione del Paese attraverso un ruolo attivo dei cittadini, la cui partecipazione ai processi decisionali è premessa imprescindibile per la tutela dei loro diritti e il soddisfacimento dei loro bisogni.
Programma dell’iniziativa:
28 Giugno Fabriano – Esanatoglia/Matelica
29 Giugno Esanatoglia/Matelica – Camerino
30 Giugno Camerino - Fiastra
1 Luglio Fiastra – Ussita-Visso
2 Luglio Visso – Norcia
3 Luglio Norcia - Castelluccio
4 Luglio Castelluccio - Accumoli
5 Luglio Accumoli - Amatrice
6 Luglio Amatrice – Campotosto
7 Luglio Campotosto – Collebrincioni
8 Luglio Collebrincioni – L’Aquila
Per maggiori informazioni e iscrizioni visitare il sito: www.lungamarciaperlaquila.it
Un ringraziamento speciale va alle associazioni che aderiscono al comitato promotore della Lunga Marcia 2017:
ActionAid, Associazione Italiana Turismo Responsabile, Archeoclub L’Aquila, Bibliobus L’Aquila, Brigate di Solidarietà Attiva, Circolo Arci di Collebrincioni, Circolo Arci Querencia, Circolo Naturalistico Novese, Cittadinanza Attiva, Cooperaction, Iononcrollo, Italia Nostra Sezione L’Aquila, Kindustria, La Compagnia dei Cammini, La Fonte della Tessitura – Campotosto, Laga Insieme, Legambiente, Locanda Mausonium, Movimento Lento, Quinta Giusta, RicostruiAMO Fiastra, RRTrek – Rifugio Roma, Panta Rei L’Aquila, Sibillini Lab, Tutti Agibili per un giorno, Tenuta Scolastici, Terre in Moto, Un Aiuto concreto per Castelsantangelo sul Nera, UssitAttiva, Villanova di Accumuli Onlus, We Are Norcia.
STORIE DI BORGHI - Collettiva fotografica di Terre in Moto Marche
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| Michele Massetani |
Fin dalle prime scosse di agosto tutti noi abbiamo sentito l'esigenza di documentare anche fotograficamente quello che stava accadendo al nostro territorio e alle nostre vite. Il lavoro individuale di alcuni fotografi della rete ha dato origine alla mostra fotografica collettiva Storie di borghi.
Questo progetto, grazie al lavoro meraviglioso che la giornalista Loredana Lipperini sta facendo con il suo blog, vuole costruire una memoria fotografica condivisa che ci accompagni verso la rinascita dei nostri amati paesi montani.
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| Giulia Falistocco |
Ecco la scheda di presentazione della mostra.
Il territorio marchigiano è un territorio plurale, ricchissimo di storie e di narrazioni. Anche il terremoto che ha colpito la nostra regione non fa eccezione. Per questo abbiamo deciso di intraprendere un racconto fotografico che tenti in qualche modo di narrare questo evento che ha scosso profondamente la nostra terra affidandoci a diversi fotografi e seguendo come filo conduttore le Storie dai borghi della giornalista Loredana Lipperini. In questo modo vogliamo costruire una narrazione che inizi dalle scosse di agosto e di ottobre raccontando i problemi, le mancanze istituzionali, i piccoli drammi quotidiani, ma che non si fermi a questo e che ci narri anche la tenacia, la voglia di ricominciare, le storie di rinascita che sono nate e che nasceranno come reazione al terremoto.
Perché se è vero che qualcuno sta perseguendo più o meno consapevolmente la cosiddetta “strategia dell’abbandono”, è altrettanto vero che gli abitanti di questa terra bellissima sono così testardi che non cederanno allo sconforto e alla rassegnazione e torneranno un giorno a popolare i nostri piccoli borghi montani dai quali oggi sono dovuti fuggire.
E ci torneremo assolutamente in questi borghi, anche se naturalmente saranno trasformati e sfigurati dal terremoto, torneremo per assaporare i profumi delle stagioni, per conoscere le persone, per avere un contatto diretto con i produttori locali. Il Popolo dei Sibillini è composto da gente dedita al lavoro, silenziosa, disponibile ed estremamente gentile. La nostra terra è ricca di miti e leggende, saperi e tradizioni antiche che si tramandano di generazione in generazione. Fino a poco tempo fa regolavano la vita delle comunità le antiche "Comunanze Agrarie". Un principio fondamentale era: "Il godimento della comune proprietà è subordinato al lavoro proprio ed è in proporzione ai bisogni della famiglia". Difficile determinarne l'origine storica, che per molti secoli ha resistito al variare di domini ecclesiastici, ordinamenti politici e sociali, di costumi e dottrine diverse. Questo significa che queste popolazioni fin dalle epoche più antiche, fino alla fine al tardo '800, sono vissute amministrandosi senza un padrone, perché tutti erano proprietari, senza che né i romani prima, né lo Stato Pontificio poi, avessero potuto modificare la situazione.
In questa terra di Marca gli archetipi, come per magia, s’incrociano e si fondono. Forse è proprio merito dei nostri monti di Mezzo d’Appennino, sotto i quali, evidentemente, si nascondono dei draghi irrequieti. E così accanto alle fate della Sibilla, sopra ai draghi, in Umbria, in Abruzzo, nelle Marche, la gente attaccata all’Appennino assomiglia tanto al popolo degli Hobbit, creati dal Professore J.R.R. Tolkien. Siamo tranquilli, ci piace la campagna ordinata, mangiare, bere, fumare e ballare. Non vorremmo affrontare l’avventura e il vasto mondo. Ma se qualcuno, o qualcosa, disturba la nostra quiete e ci vuol allontanare dalle nostre montagne, siamo pronti a metterci in gioco.
Dal cratere alla Val di Susa - Pullman gratuito dalle Marche
Sabato 6 maggio - Bussoleno (TO)
Dal cratere alla Val di Susa
Pullman gratuito dalle Marche offerto dal Movimento No TAV per la manifestazione popolare No TAV di Bussoleno.
Le FOTO
Terremoto emergenza (in)finita? - Incontro con Cesare Spuri
Ad otto mesi dalle prime scosse e con molte questioni tuttora irrisolte, un incontro pubblico per dare la possibilità alla cittadinanza di porre domande su questioni specifiche al direttore dell'ufficio speciale per la ricostruzione.
Per informazioni sulla partecipazione: terreinmotomarche@gmail.com
Amandola e le Terre in moto
Approfittando dell’incontro organizzato dalla rete Terre in Moto – Marche tenutosi ad Amandola il 9
marzo all’Osteria del Lago di San Ruffino, insieme ad alcuni amici, abbiamo fatto un giro della zona
guidati da Davide, che vive e lavora qui. Tutto questo va a documentare e far vedere il reale stato delle
cose, sopratutto nelle piccole frazioni, borghi e aziende agricole, che non hanno purtroppo nessuna risonanza mediatica, dove le persone, per lo più anziane, ma anche giovani, vivono tutti i giorni. Ci
addentriamo in un territorio in cui convivono realtà in apparenza lontane fra loro, ma unite da un forte
legame di comunità tipico delle zone rurali e dell’entroterra.
La giornata è bellissima, con un sole che illumina il Lago di San Ruffino e le vette imbiancate dei Monti
Sibillini, un cielo terso e sgombro da nuvole. Sembra un dipinto o un’allucinazione, ma una bellezza così
raffinante e perfetta era da tempo che non la notavo. Subito dopo esserci conosciuti, Davide ci guida
verso la frazione di San Cristoforo, dove si notano i danni ingenti alle abitazioni. Ci guida una signora tra
le case diroccate e inagibili, dove qui vive e accudisce la sua mamma di 96 anni, dentro alla ex scuola di
campagna, ormai divenuta un centro di “ricovero” temporaneo. Spostandoci tra le macerie, la vista è
stupenda e si scorgono le vette dei Monti della Laga in Abruzzo. Scambiando qualche parola si ha
l’impressione di una tacita rassegnazione, che creare un senso di impotenza e sconforto per chi come
me, ascolta. Ma riusciamo comunque e nonostante tutto a strappare un sorriso, prima di salutarci,
promettendo che torneremo presto.
Ci dirigiamo verso l’Azienda Agricola Le Spiazzette (potete trovare e comprare nel sito tutti i loro
prodotti, in particolare confetture, mele sciroppate e composte) situata ai confini del Parco Nazionale
dei Monti Sibillini, composta di 70 ettari di cui quasi metà tra boschi e calanchi. Il nome “Le Spiazzette”,
deriva dalla leggenda che narra la discesa delle fate Sibille. La mela rosa rappresenta un prodotto sano,
naturale, controllato, vero e genuino, realizzato in un ambiente incontaminato, a stretto contatto con la
natura che lo protegge e lo rende ancora più buono: questi sono i prodotti le Spiazzette. E aggiungo,
dopo avere assaggiato queste mele rosa, risultano veramente squisite. Subito ci si fa incontro Sabina e
la figlia Martina, che ci spiegano come è la situazione a distanza di 7 mesi, ci illustrano la loro azienda e il
futuro per il momento molto incerto, viste le problematiche e le inefficienze burocratiche da parte delle
istituzioni preposte a tale compito. Mi colpisce fin da subito la forza e la tenacia di questa famiglia solida
e al tempo stesso accogliente, come molte realtà che sto incontrando in questi mesi. Sto per partire, ma
non mi sento addosso la tristezza che mi aspettavo, considerata la situazione. Sento piuttosto l’influenza
positiva del vigore di questa bella realtà familiare, dell’entusiasmo della giovane Martina, pur avendo
perso quasi tutto, sono ancora capaci di sognare e reagire.
Lasciandoci alle spalle i bellissimi frutteti della mela rosa, andiamo verso la Fattoria biologica della famiglia Corradini di Amandola: “Siamo un’azienda agricola biologica a conduzione familiare, nel 1989 ci siamo trasferiti nella campagna di Amandola, luogo di nascita di Vittorio, dalla provincia di Milano. Il sogno, era quello di una vita più sana, che potesse anche salvaguardare l’ambiente intorno a noi. Da qui, e dalla passione per l’agricoltura, la scelta di creare una fattoria biologica. Nella fattoria ci sono mucche, vitelli e maiali; tutto quello che coltiviamo nei campi è biologico (certificazione IMC) e lo usiamo per l’alimentazione degli animali.”
Già questo dovrebbe farvi capire tutto o in parte, perché appena ci conosciamo entriamo subito in
confidenza con Vittorio, il padre di una bella famiglia che ha scelto di vivere e lavorare nelle Marche,
trasferendosi da Milano ad Amandola nel 1989. Subito mi illustra i danni alla propria abitazione, al
proprio laboratorio e punto vendita, inagibile per colpa degli eventi sismici iniziati il 24 agosto. La cosa
che mi ha colpito, parlando con la figlia Alice, anche in questo caso, è la voglia e diritto di avere
informazioni chiare e tempestive, poter capire veramente qualcosa all’interno della
districata, farraginosa, lenta e a tratti imbarazzante macchina burocratica. Perché questo ne vale il loro
futuro. Per capire meglio cosa è successo da quel fatidico giorno di agosto e la gestione dell’emergenza
successiva, vi lascio il link dove potete leggere la lettera, scritta dalla stessa Alice, indirizzata al
Presidente della Regione Marche Ceriscioli, rimasta a tutt’oggi senza una risposta.
A pranzo ci fermiamo a mangiare presso la Comunità San Cristoforo ad Amandola, dove ci viene offerto
un piatto di pasta, carne e insalata. La persona che mi rimane impressa è il fondatore di questa
bellissima e accogliente struttura, Achille Ascari originario della Val di Non, anche lui innamorato da 40
anni, dalle bellezze delle Marche. Mi colpiscono la sua dialettica e il suo modo di parlare mai banale,
migliore di gran lunga rispetto ad alcuni professori universitari incontrati in questi anni. Ci illustra tutte
le attività che si svolgono all’interno della comunità, la struttura (non ha subito nessun danno, per via
dell’attenta messa in sicurezza all’epoca della costruzione, usando criteri antisismici moderni e
professionali), ci presenta i ragazzi accolti e ci da alcune notizie storiche e nozioni biologiche delle
piante, animali e i borghi circostanti. Sembra un’isola felice, immersa in un contesto unico e ancora del
tutto incontaminato, privo di qualsiasi distrazione. Grazie ad Achille Ascari e agli operatori che vi
lavorano ogni giorno, questa Comunità può concretamente aiutare persone in difficoltà, che si trovino
in uno stato di disagio dovuto all’abuso di alcool o di tossicodipendenza, riacquistando attraverso gli
animali, la Natura e i suoi prodotti, il contatto con se stessi e con la vita.
L’ultima tappa è al Centro Ippico San Lorenzo, vicino ad Amandola. Ci viene incontro Alberto Teso e ci fa
vedere i danni causati dal terremoto e dalla nevicata di gennaio, mostrandoci i magnifici cavalli ben
tenuti ed accuditi, all’interno della scuderia, mentre da ad ognuno la razione di fieno per la notte. Dopo
aver preso una birra al pub “La Fojetta” di Amandola e cenato insieme a Davide e gli amici all’Osteria del
Lago, ci prepariamo ad ascoltare l’incontro pubblico organizzato da Terre in moto, che a breve avrà
inizio.
Per capire che cosa è la rete Terre in Moto, riporto un’ottima ed emozionante riflessione, scritta
da Leonardo Animali, dal titolo Yes we can.
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